fbpx
Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
Italian English French German Spanish

La proteina fosfoglicerato chinasi: un nuovo biomarker per il Parkinson?

Secondo diversi studi lo stress ossidativo e le alterazioni a carico dei processi bioenergetici delle cellule possono essere annoverati  tra i meccanismi alla base della malattia di Parkinson.

 

Una proteina denominata fosfoglicerato chinasi, un enzima coinvolto nella glicolisi (ovvero in un processo chiave per la produzione di energia nell’ambito delle nostre cellule), sembra svolgere un ruolo chiave nella patogenesi della malattia, configurandosi pertanto come un potenziale target farmacologico.

A supporto dell’importanza di questo enzima, alcuni studi hanno dimostrato come topi knockdown per il gene che esprime l’enzima fosfoglicerato kinasi (ovvero topi geneticamente modificati per non esprimere questo gene), vanno incontro a un aumento dello stress ossidativo e a meccanismi di neurodegenerazione.

È stato inoltre scoperto come alcuni farmaci impiegati nell’ipertrofia prostatica (come la doxazosina o la terazosina) vadano a legarsi alla proteina fosfoglicerato kinasi modulandone la sua attività e pertanto proteggendo le cellule dal danno e dalla morte cellulare. Rari casi ereditari di malattia di Parkinson sono dovuti a mutazione del gene che codifica tale proteina e si associano ad anemia emolitica e coinvolgimento muscolare con una miopatia.

Un recente studio condotto su 68 pazienti con Parkinson e 34 controlli sani, ha confrontato i livelli della proteina nei globuli rossi, tramite un semplice prelievo di sangue.

I risultati di questo studio non hanno mostrato livelli differenti di attività enzimatica nei pazienti con Parkinson, presi globalmente, rispetto ai controlli, mentre sono stati evidenziati livelli più elevati dell’attività della proteina nel sottogruppo di pazienti con parkinson più giovani di 65 anni, rispetto ai controlli. Nei controlli si è riscontrata una correlazione positiva con l’età, ovvero livelli più elevati della proteina all’aumentare dell’età stessa. Sembrerebbe dunque che i pazienti con malattia di Parkinson più giovani di 65 anni abbiano livelli compensatori dell’attività di questo enzima. Inoltre vi sarebbe una correlazione diretta tra l’attività enzimatica e la severità del DAT-scan, l'esame in grado di evidenziare la degenerazione dopaminergica che spesso chiediamo di effettuare ai nostri pazienti.

In conclusione lo studio suggerisce un potenziale impiego della misurazione dell’attività della proteina fosfoglicerato kinasi come marcatore nella diagnosi della malattia di Parkinson e nel monitoraggio di possibili terapie sperimentali in grado di potenziare l’attività di tale enzima.

Saranno necessari studi su un numero elevato di pazienti per confermare questo dato interessante.

Fonte: Fujino Y, et al.  Impaired age-dependent increases in phosphoglycerate kinase activity in red blood cells of Parkinson's disease patients. Parkinsonism Relat Disord. 2021 Sep 22;91:128-134.

 

Pin It
Un lascito testamentario per un futuro senza Parkinson