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Le fratture nella malattia di Parkinson: la vitamina D

Tipo di lesione e aspetti terapeutici

 

La malattia di Parkinson (PD) è la seconda malattia neurodegenerativa progressiva più comune che colpisce circa l'1% della popolazione mondiale di età superiore ai 60 anni. Oltre ai sintomi motori, i pazienti con PD spesso soffrono di cadute con consecutivi traumi dei tessuti molli e/o fratture che portano a frequenti ricoveri, interventi chirurgici e disabilità. Le fratture correlate alla caduta sono una complicanza comune e rilevante nei pazienti con PD che porta a una maggiore immobilità, ricoveri frequenti e una ridotta qualità della vita. Lo scopo principale dello studio preso in esame è stato di analizzare la frequenza e le caratteristiche delle fratture correlate alla caduta, nonché il ricovero. Sono stati analizzati pazienti con malattia di Parkinson ricoverati nel periodo tra il 01/2007 e il 12/2017, tutti i pazienti con parkinsonismi atipici come atrofia multisistemica (MSA-P), paralisi sopranucleare progressiva (PSP), degenerazione corticobasale (CBD) o demenza con corpi di Lewy (DLB ), sono stati esclusi dall'analisi.

I pazienti sono stati identificati tramite una ricerca  nel sistema informativo in un ospedale in Germania. Sono stati identificati 145 pazienti con PD e fratture correlate alla malattiacon un'età media di circa  77  anni di cui il 57,9% erano donne (n = 84) e il 42,1% erano maschi (n = 61). È stato stimato che circa il 61% dei pazienti con PD soffre di almeno una caduta e che il 39% soffre di cadute multiple nel corso della malattia. Circa il 76% di tutte le cadute nei pazienti con PD richiede cure mediche immediate a causa di traumi dei tessuti molli e il 33% provoca fratture. Nei pazienti con PD, cadute e fratture rappresentano la ragione principale dei ricoveri ospedalieri d'urgenza. Le fratture degli arti inferiori e del tronco erano le più comuni nella presente coorte. I pazienti con PD hanno dimostrato di avere un rischio 2,2 volte maggiore di tutte le fratture e un rischio da tre a quattro volte maggiore di frattura dell'anca. Inoltre si è osservato che l'osteoporosi è frequente nei pazienti con Parkinson. Soprattutto la perdita di peso e la ridotta mobilità sembrano giocare un ruolo importante come fattori primari per aumentare l'osteomalacia nel corso della malattia. Anche la malnutrizione associata alla malattia e l'assorbimento enterale possono avere un impatto sulla salute delle ossa. Sono stati osservati livelli significativamente più bassi di vitamina D (25-idrossivitamina D) e calcio in pazienti con PD rispetto ai controlli sani  e anche la terapia farmacologica specifica per la malattia induce o aumenta l'osteoporosi e l'osteomalacia nei pazienti con PD. In particolare i pazienti più anziani, le pazienti di sesso femminile e i pazienti con malattia più grave (con un punteggio di Hoehn e Yahr più elevato) dovrebbero essere sottoposti a screening per l'osteoporosi secondo le attuali linee guida nazionali per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dell'osteoporosi.

È interessante notare che l'integrazione di vitamina D ha impedito un ulteriore peggioramento (in base alla scala di valutazione di Hoehn e Yahr). Per quanto riguarda le cadute e le fratture dovute a cadute, la fisioterapia può aiutare a ridurre il rischio di incidenti e lesioni legate alla malattia. Lo studio ha mostrato una sostanziale riduzione del numero di cadute in un gruppo che è stato trattato da fisioterapisti per 8 settimane (3 ore settimanali) rispetto a un gruppo di controllo non di intervento. Altri  approcci che integrano aspetti sia cognitivi che motori migliorano significativamente la capacità di deambulazione e riducono il rischio di caduta, migliorando così la destrezza e la qualità della vita nei pazienti con PD. Inoltre, l'uso di dispositivi di assistenza come deambulatori  può contribuire alla prevenzione di cadute e fratture.

 

Fonte: Mühlenfeld N, Söhling N, Marzi I, Pieper M, Paule E, Reif PS, Strzelczyk A, Verboket RD, Willems LM. Fractures in Parkinson's Disease: injury patterns, hospitalization, and therapeutic aspects. Eur J Trauma Emerg Surg. 2021 Apr;47(2):573-580.

A cura della dott.ssa Carlotta Bolliri, Biologa nutrizionista

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