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I pazienti ispirano progetti di ricerca sul tremore

Dr Ioannis U. Isaias

Intervista al Dr. Ioannis U. Isaias

Medico neurologo e ricercatore presso il Dipartimento di Fisiologia dell'Università di Milano ed il Centro Parkinson ICP di Milano

JH: Nell'arco di tre anni, ben tre ricerche pubblicate sulle differenze tra diversi tipi di tremore nelle neuroimmagini. L'ultimo è addirittura stato scelto come lavoro del mese per le riflessioni ed i commenti di uno dei massimi esperti mondiali sui Disturbi del Movimento. Niente male per un giovane ricercatore, che ormai può essere annoverato tra gli esperti sul tremore.

Ma prima di discutere le scoperte sul tremore, vorrei capire che cosa esattamente si può vedere con le tecniche per immagini che ha usato per le Sue ricerche.


IUI: Innanzitutto grazie per l'interesse per i nostri progetti di ricerca e per l'opportunità di discuterne e presentarli ai pazienti con questa intervista.

Nelle nostre ricerche abbiamo utilizzato tecniche di imaging nucleare sia recettoriale che di perfusione.

Nell'imaging (tecniche per immagini) nucleare sono utilizzati traccianti radioattivi che raffigurano le aree dove si concentrano. Nel primo caso i traccianti si legano a specifici recettori sulla membrane delle cellule nervose. Cellule nervose diverse presentano recettori diversi ed i traccianti permettono quindi di identificare la distribuzione ed il numero di particolari tipi di cellule. Noi abbiamo utilizzato traccianti per i recettori che recuperano le dopamina dallo spazio sinaptico (DAT) [(JH) tra una cellula nervosa e l'altra] per individuare e quantificare la presenza delle cellule nervose dopaminergiche [(JH) che producono il neurotrasmettitore dopamina - quelli che degenerano nella Malattia di Parkinson].

Abbiamo anche utilizzato traccianti di perfusione che permettono di indagare il flusso di sangue, direttamente correlabile al metabolismo cerebrale. Difatti quando le cellule nervose aumentano il loro metabolismo [(JH) lavorano di più] esse richiamano più sangue.



JH: So che così come si può avere la malattia di Parkinson senza tremore, si può anche avere un tremore senza per questo avere la malattia di Parkinson. Può per favore chiarire quali tipi di pazienti sono stati inclusi nei Suoi studi?


IUI: Il tremore è un segno clinico, presente in numerose malattie, non solo nella Malattia di Parkinson (MdP).

In alcuni casi può essere l'elemento distintivo di una patologia, come per una malattia chiamata Tremore Essenziale (TE).

In un primo studio abbiamo voluto confrontare l'attività dopaminergica di pazienti con TE e pazienti con MdP, distinguendo questi ultimi in pazienti con MdP "tremorigena" e "acinetico-rigido", in base della presenza o assenza clinica del tremore. Abbiamo quindi direttamente confrontato le due varianti cliniche di MdP.


JH: Può riassumere in termini semplici che cosa è emerso dalle Sue ricerche?


IUI: Vorrei prima chiarire perché ci interessa tanto il "tremore". Innanzitutto è un sintomo altamente invalidante e di stigma sociale per i pazienti, e spesso è scarsamente trattabile con i farmaci a disposizione.

Alcuni studi anatomopatologici hanno individuato, in soggetti con TE, la presenza di corpi di Lewy, caratteristici della MdP. Studi epidemiologici successivi hanno anche dimostrato un maggiore rischio di insorgenza di MdP per pazienti con TE.

In un primo lavoro abbiamo quindi cercato di caratterizzare, con tecniche di imaging recettoriale, pazienti con TE e MdP "tremorigena". Questo studio è stato fondamentale per aumentare l'accuratezza diagnostica tra queste due patologie. Abbiamo difatti dimostrando che pazienti con TE non manifestano nel tempo (follow up di tre anni) una perdita di cellule nervose dopaminergiche simile ai pazienti con MdP (5-11%/anno), ma rimangono con valori sovrapponibili a quelli delle persone sane (< 3%/anno). Inoltre, utilizzando un tracciante di perfusione, i pazienti con TE non hanno evidenziato un metabolismo cerebrale caratteristico dei pazienti con MdP.

Abbiamo successivamente cercato di differenziare pazienti con MdP "tremorigena" e pazienti con MdP "acinetico-rigida" dimostrando una distribuzione del danno a carico delle cellule nervose dopaminergiche più simmetrica nel primo gruppo di pazienti. Altri studi sono in corso per meglio caratterizzare queste due forme di MdP.

Questi lavori sono molto importanti in quanto la variante "tremorigena" della MdP ha un'evoluzione relativamente più lenta e benigna di quella "acinetico-rigida" e quindi si può sospettare un meccanismo di protezione che rallenti, almeno in parte, la progressione della MdP in presenza di tremore. Speriamo di identificare questo meccanismo e sfruttarlo in nuove terapie.



JH: Secondo l'esperto interpellato per commentare l'ultimo studio, il Prof Jankovic a Houston, Texas, i Suoi risultati suggeriscono che TE e MdP hanno degli elementi in comune. Io pensavo che TE e MdP fossero due diagnosi completamente distinte. Lei come interpreta i Suoi risultati?


IUI: MdP e TE sono due patologie differenti, con però un elemento in comune; anche in pazienti con TE può essere presente una perdita delle cellule nervose dopaminergiche, in particolare nel nucleo Caudato.



JH: Intende continuare i Suoi studi sull'argomento? Oppure ha altri progetti?


Abbiamo numerosi progetti di ricerca in corso su questo argomento.

Un prossimo studio, in collaborazione con "Feinstein Institute for Medical Research - New York University", ha la finalità di descrivere il metabolismo cerebrale in pazienti con MdP e tremore prima e durante un impianto di stimolazione cerebrale profonda (DBS).

Abbiamo inoltre un'attiva di collaborazione con il Dipartimento di Fisiologia Umana di Milano per caratterizzare il tremore con studi di cinematica ed elettromiografie cutanee [(JH) tracciato dell'attività elettrica dei muscoli] per poterne così monitorare le variazioni durante il movimento (ad esempio il cammino a diverse velocità) o dopo l'assunzione di una terapia.

Sono inoltre responsabile di un progetto di ricerca presso l'Università di Lipsia in Germania per integrare diverse tecniche di imaging (nucleare e di risonanza magnetica funzionale) sempre nel tentativo di descrivere il vero significato del tremore, un sintomo ipercinetico, in una malattia - la MdP - che rimane fondamentalmente una patologia acinetico-rigida.



IUI: Infine, ha qualche messaggio da trasmettere ai malati?


Grazie per il vostro incoraggiamento ed aiuto. Mi è capitato spesso di ricevere suggerimenti ed ispirazione dai pazienti, sì proprio da loro. Ho dovuto solo ascoltarli e tradurre le loro idee in progetti di ricerca. Spero di ricambiare la loro fiducia con risultati innovativi ed importanti.

Vorrei concludere con un sentito ringraziamento al Prof. Antonini che mi ha insegnato e consigliato in questi studi di imaging nucleare.

Un grazie anche alla Fondazione Grigioni ed al Prof. Pezzoli, senza il cui aiuto queste ricerche non sarebbero state possibili.