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Il Parkinson potrebbe essere una malattia autoimmune (forse)

colturaReazione scatenata da infezione intestinale in topi con mutazione di PINK1

 

Finora le mutazioni del gene PINK1 detto anche il gene PARK6, creavano un problema ai ricercatori: nell’uomo le mutazioni sono associate a casi di malattia di Parkinson, mentre nel topo sperimentale no. L’enzima codificato dal gene è la PINK1 chinasi, che provvede a rimuovere i mitocondri (organelli deputati alla produzione di energia) usurati dalla cellula. I ricercatori sono giunti alla conclusione che vi doveva essere qualcosa nell’ambiente che scatenava la malattia, qualcosa che nella vita quotidiana esiste ed in laboratorio no.

Ed ecco che un gruppo di ricercatori canadesi ha pensato che la differenza potesse essere la presenza di batteri patogeni nell’ambiente che non esistono nell’ambiente asettico dei laboratori. La teoria è stata messa alla prova inducendo una infezione intestinale con batteri patogeni Gram-negativi in topi con mutazioni dei geni PINK1 che ne impedivano il funzionamento.   E’ stata osservata la comparsa di linfociti citotossici di tipo T contro i mitocondri e, con il tempo, processi neurodegenerativi a carico delle cellule nervose dopaminergiche nel cervello, con comparsa di sintomatologia parkinsoniana che poteva essere corretta tramite la somministrazione di levodopa.

Questo esperimento suggerisce che il gene PINK1 reprima il sistema immunitario. Il processo patologico che porta allo sviluppo della malattia di Parkinson richiederebbe pertanto sia un difetto genetico che altera la risposta immunitaria, che un fattore ambientale (batteri patogeni) che determina una infezione intestinale con alterazione del microbioma.

 

Fonte: Matheoud D e coll Nature lettera pubblicata 17 luglio 2019

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