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Nuovo fattore di rischio per l'evento caduta nel Parkinson

caduteRidotto metabolismo della corteccia parietale cerebrale

 

 

I pazienti parkinsoniani sono ad alto rischio di caduta, un evento frequente con spesso gravi conseguenze (e.g. fratture, immobilità, perdita di autonomia, etc.). Malgrado i numerosi studi in merito, non sono ancora ben chiari i fattori che determinano il rischio di caduta nella malattia di Parkinson. L’unico dato predittivo (di un episodio di caduta) è una precedente caduta! Ovviamente questa informazione è di scarsa utilità perché non permette interventi di prevenzione con strategie terapeutiche e riabilitative mirate.

Un’attenta revisione del database (Banca Dati Clinica: https://www.parkinson.it/banca-dati-clinica.html) del Centro Parkinson CTO-G.Pini di Milano, uno dei più grandi al mondo per la malattia di Parkinson, ha permesso di individuare un gruppo di pazienti che aveva eseguito un esame scintigrafico cerebrale (PET con fluorodesossiglucosio) antecedente circa 6-8 mesi al primo evento di caduta. Il confronto di questi pazienti con un gruppo di controllo, ovvero pazienti Parkinson che non sono mai caduti, ed un gruppo di soggetti sani, ha evidenziato un’interessante alterazione dell’attività metabolica corticale. In particolare, i pazienti che poi sarebbero andati incontro ad un episodio di caduta mostravano un’attività metabolica ridotta in corteccia parietale posteriore (precuneo) a sinistra ed un aumentato metabolismo in cervelletto. Il precuneo è un’area cerebrale coinvolta tra l’altro nel coordinamento dei vari segmenti corporei (e.g. tronco, gambe, braccia, etc.). Una ridotta attività del precuneo può determinare un’alterata codifica della posizione relativa dei vari segmenti corporei, e.g. la posizione della mano rispetto alla gamba, favorendo così instabilità posturale e cadute. Un aumento del metabolismo del cervelletto in questi pazienti suggerisce un’attività compensatoria cerebellare che tenta di sopperire al deficit del precuneo. Con il progredire della malattia, questo meccanismo di compensazione può diventare meno efficace ed aumenta quindi il rischio di caduta.

Questo risultato è particolarmente interessante perché esclude, almeno in parte, un ruolo della dopamina (la sostanza di cui sono primariamente carenti i pazienti con Parkinson) nel contesto del rischio di caduta. Il precuneo è un’area cerebrale con scarsa attività dopaminergica. Inoltre, questo risultato apre la strada a nuove sperimentazioni, per esempio con stimolatori corticali (stimolazione transcranica magnetica [TMS] o a corrente diretta continua [tDCS]), eventualmente combinati con programmi riabilitativi mirati, per la prevenzione del rischio di caduta in pazienti con Parkinson.

Questo progetto fa parte della linea di ricerca (Laboratorio Analisi del Movimento: https://www.parkinson.it/laboratorio-movimento.html), sponsorizzata dalla Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, finalizzata allo studio dei problemi di equilibrio e cammino nella malattia di Parkinson soprattutto per la prevenzione delle cadute, un evento frequente che compromette la qualità di vita dei pazienti.

 

Fonte: Isaias IU e coll Ann Clin Transl Neurol online 11 marzo 2020

 

 

 

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