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Il progetto REPLACES (rimpiazza) sui neurotrasmettitori nella malattia di Parkinson

Prof.ssa Monica DiLuca, università di Milano Intervista alla Prof. Monica DiLuca. Nel Parkinson oltre alla dopamina entra in gioco la serotonina

JH: Gentile Professoressa DiLuca, La contatto riguardo al lavoro uscito sulla rivista Brain, in cui sono stati ottenuti risultati brillanti con agonisti dei recettori della serotonina nel controllo e nella prevenzione dei movimenti involontari indotti dalla levodopa nella scimmia e nel ratto (Munoz et al Brain online 24 Ottobre 2008). Ho visto che Lei è co-autrice come responsabile del "Centro di Eccellenza sulle Malattie Neurodegenerative", Università di Milano. Nonostante io sia milanese, non conosco questo centro. Dove si trova e quale ruolo riveste Lei presso il centro?

MDL: Non lo conosce e non sa dove si trova perché non esiste fisicamente. Si tratta di una rete virtuale di collaborazioni tra ricercatori di base e di ricercatori clinici presso le Università di Milano, Roma e Perugia, fondata nel 2000, con lo scopo di integrare le conoscenze della ricerca di base sulle malattie neurodegenerative con quelle della ricerca clinica; in seguito a questa integrazione ci siamo resi conto che i movimenti involontari indotti dalla levodopa sono un problema molto sentito dai pazienti ed abbiamo pensato di darci da fare per risolverlo.

Io sono una ricercatrice in campo farmacologico con un particolare interesse per il cervello e le malattie neurodegenerative. Dopo una laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche ho conseguito due dottorati in ricerca in questo campo, uno in Olanda ed uno presso l'Università di Milano, dove attualmente sono Professore Associato di Farmacologia e Vice-Direttore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche.

JH: Un centro virtuale, che approccio moderno alla ricerca! Veniamo ora alla domanda che mi sta più a cuore. I risultati dello studio pubblicato su Brain sono brillanti, ma in passato le speranze dei pazienti sono state deluse spesso, perché tante volte i buoni risultati nell'animale non vengono ottenuti nell'uomo. Quali probabilità ci sono questa volta?

MDL: Lei ha perfettamente ragione. Purtroppo i modelli animali sono proprio questo, un modello, non la vera malattia nell'uomo. In questo studio abbiamo usato scimmie, una specie che si avvicina molto all'uomo, ma non mi sento di sbilanciarmi sulle probabilità, perché il modello stesso racchiude in sé un difetto: le lesioni indotte sono notevoli e riproducono la malattia di Parkinson in fase molto avanzata, non in fase iniziale o intermedia e questo può essere il motivo dei frequenti fallimenti. Ecco perché il gruppo di ricerca Europeo che dirigo sta mettendo a punto dei modelli nuovi che dovrebbero superare questo problema.

JH: Gruppo Europeo? Già, nel lavoro comparivano altri autori stranieri. Mi sembra di capire che vi state occupando pertanto non solo dei recettori serotoninergici, ma anche di altre cose. Quali finalità di ricerca ha il gruppo europeo e quali paesi sono coinvolti?

MDL: La finalità del gruppo europeo è di chiarire in maniera approfondita quali sono le anormalità dei neurotrasmettitori nelle malattie neurodegenerative e di trovare terapie farmacologiche che li correggano in maniera efficace. Il gruppo è coordinato dal dall'Universita' di Milano e comprende centri di ricerca in Inghilterra, in Francia, in Germania ed in Svezia. Fortunatamente la Comunità Europea ha recentemente riconosciuto la gravità della situazione riguardo alla malattie neurodegenerative in Europa, che sono in notevole aumento a causa del notevole aumento della longevità della popolazione. Abbiamo appena avuto uno stanziamento di fondi pari a 5 milioni di euro per il progetto REPLACES, una parola che in inglese vuole dire "rimpiazza" . Lo scopo del progetto è di trovare terapie che rimpiazzino adeguatamente i neurotrasmettori mancanti nella malattia di Parkinson.

JH: Sono contenta di sentire che le malattie neurodegenerative, che sono sempre state in coda dopo le malattie cardiovascolari ed il cancro, assumano maggiore importanza e che vengano stanziati fondi maggiori per la ricerca. È bello inoltre sentire che sia un centro italiano a dirigere! Dato che i fondi sono stati stanziati, avrete già presentato dei piani concreti. In che cosa consistono?

MDL: Come ha già letto sulla rivista Brain, un filone di ricerca, ideato non da noi italiani, ma da un centro di ricerca svedese, riguarda i neuroni serotoninergici. Sembra che quando comincia ad esserci una grave mancanza di dopamina a causa della morte dei neuroni dopaminergici, i neuroni serotoninergici decidano di rimediare producendo la dopamina mancante. Il problema è che non sanno produrlo in maniera ordinata e si pensa che siano i loro interventi a sproposito a determinare la comparsa dei movimenti involontari.

Qui a Milano ci occupiamo invece di un altro neurotrasmettitore assai importante, il glutammato. A dire il vero, questo neurotrasmettitore è ancora più importante della dopamina per il movimento. I suoi circuiti vengono alterati dalla mancanza di dopamina ed abbiamo visto che il fenomeno è dovuto ad alterazioni a carico dei recettori postsinaptici NMDA per il glutammato, che sono sempre presenti nei neuroni di animali con movimenti involontari e che abbiamo già caratterizzato bene. Una parte importante del progetto REPLACES è rappresentato dalla messa a punto di peptidi (piccoli pezzi di proteine) per correggere i difetti dei recettori NMDA e della verifica della loro efficacia e sicurezza nel controllare e prevenire i movimenti involontari indotti dalla levodopa.

Vi sono poi ulteriori progetti, tra cui la messa a punto di nuovi modelli animali della malattia di Parkinson, di cui ho già parlato.

JH: Ho capito che le reti virtuali del centro di eccellenza sono sovraccariche di scambi di informazioni e confido che presto ci siano novità per i pazienti parkinsoniani. Mi posso permette di ricontattarLa in futuro per sentire come procede il progetto REPLACES?

MLD: Volentieri. Io sono una ricercatrice che desidera condurre ricerche non solo per conoscere, ma anche per risolvere i problemi pratici che affliggono il paziente. I contatti con associazioni di pazienti mi fanno molto piacere.

JH: Grazie per il Suo tempo ed a risentirci per sentire come vanno .... i rimpiazzi!