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Il sogno di rimpiazzare i neuroni perduti nel Parkinson diventa realtà?

neuroni Nuovo approccio americano-cinese

Sono anni che si cerca un metodo affidabile per sostituire i neuroni dopaminergici che vanno persi nella malattia di Parkinson. Ora una equipe mista di ricercatori americani (Università della California, USA) e cinesi (Università di Peking, Beijing, China) hanno effettuato i primi passi in laboratorio verso lo sviluppo di un approccio innovativo.

Nel sistema nervoso centrale, oltre alle cellule più nobili, i neuroni, esistono molte altre cellule nervose di supporto detti astrociti. L’equipe ha scoperto che una proteina detta PTB blocca la trasformazione degli astrociti in neuroni. Inibendo la produzione della proteina PTB da parte del suo gene, gli astrociti progressivamente si trasformano in neuroni nuovi. La inibizione di PTB è stata efficace in tutti gli astrociti isolati esaminati in provetta, sia di topo che di origine umana. Successivamente i ricercatori hanno provato in vivo nel topo sano con risultati simili; una osservazione interessante era che gli astrociti si trasformavano prevalentemente in neuroni simili a quelli tipici di dove si trovavano. Infine, i ricercatori sono passati a studiare topi resi simil-parkinsoniani in seguito a danni ai neuroni dopaminergici. L’inibizione di PTB ha determinato una progressiva trasformazione degli astrociti in neuroni dopaminergici che sono andati a ripopolare la sostanza nera ed a ricostruire i circuiti nervosi danneggiati tra sostanza nera e lo striato. Ed i circuiti ricostruiti funzionavano, in quanto i livelli di dopamina sono aumentati ed i deficit motori sono regrediti. I ricercatori sono anche riusciti a mettere a punto una terapia soppressiva transitoria a base di oligonucleotidi antisenso che si prospetta come una terapia efficace e sicura.

Nel mondo scientifico una scoperta deve sempre essere confermata da almeno un secondo studio per essere considerata valida. In questo caso un secondo studio di verifica esiste già, dato che un altro gruppo di ricerca in Cina è già riuscita ad ottenere risultati simili tramite l’inibizione di PTB presso un centro di ricerca a Shanghai.

A questo punto sorge la domanda di quali studi mancano per sviluppare una terapia da usare in clinica per i pazienti parkinsoniani.

Innanzitutto, bisogna migliorare la tecnica di trasformazione, in quanto attualmente non più del 30-35% degli astrociti rispondono ed ancora meno sviluppano i collegamenti corretti.

Ancora più importante è valutare la sicurezza di questo intervento. Entrambi i gruppi di ricerca hanno appurato che gli astrociti si possono trasformare in vari tipi di cellule, non solo nei neuroni che servono; bisogna valutare di quali tipi di cellule si tratta. Inoltre, sono necessari studi per valutare che l’intervento non causi danni collaterali ai neuroni esistenti e che la deplezione di astrociti non sia dannosa di per sé.

 

Fonti: Qian H e coll Nature 2020: 582: 550-556; Zhou H e coll Cell 2020; 181: 590-603

 

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