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Gli antipsicotici aumentano la mortalità nei parkinsoniani

Affermazione in base ad uno studio americano in più di 15.000 pazienti

Ricercatori americani hanno effettuato uno studio retrospettivo consultando la banca dati sanitaria dei Veterani per valutare gli effetti dell'uso di farmaci antipsicotici sulla mortalità a 6 mesi nei pazienti parkinsoniani. A questo scopo hanno valutato i dati di 7877 pazienti che hanno iniziato terapia antipsicotica e li hanno confrontati ai dati di altri 7877 pazienti appaiati di pari età, sesso, razza, durata di malattia, presenza e durata di demenza, presenza di delirio ed altri fattori potenzialmente confondenti. Quasi tutti i pazienti erano di sesso maschile (99,2%).

È emerso che i pazienti a cui erano stati prescritti antipsicotici presentavano un rischio di mortalità aumentato di 2-3 volte rispetto a quelli che non facevano uso di antipsicotici. Il rischio era più elevato con gli antipsicotici convenzionali, specie con l'aloperidolo (rischio aumentato di 5 volte) che era l'antipsicotico tradizionale più frequentemente usato. Tuttavia, il rischio era elevato anche con gli antipsicotici cosiddetti atipici più moderni, tra cui la quetiapina (rischio raddoppiato), che rappresentava da sola il 70% delle prescrizioni di antipsicotici atipici.

Gli autori concludono che gli antipsicotici devono essere prescritti con cautela e che bisogna valutare il ruolo di strategie terapeutiche non farmacologiche nella gestione della psicosi nella malattia di Parkinson

Fonte: Weintraub e coll JAMA Neurol online 21 marzo 2016