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Exenatide e liraglutide: farmaci anti-Parkinson del futuro?

 arrestare la malattia?

 

Nel mese di agosto 2017 una prestigiosa rivista medica internazionale (Lancet) ha pubblicato uno studio londinese di confronto tra terapia con exenatide (2 mg sottocute una volta alla settimana per 1 anno) e placebo in 60 pazienti parkinsoniani. I risultati suggeriscono che exenatide possa rallentare la progressione della malattia.

Exenatide è un farmaco approvato per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 ad insorgenza non giovanile dovuto allo sviluppo di resistenza all'insulina. È un analogo di GLP-1, un ormone prodotto dall’intestino. Agisce aumentando la produzione di insulina, riducendo la produzione dell’’ormone che contrasta l’azione dell’insulina (glucacone) e rallentando lo svuotamento dello stomaco. Inoltre passa la barriera ematoencefalica entrando nel cervello dove agisce riducendo la fame. Pertanto, oltre a ridurre la glicemia, fa anche perdere peso.

Questo è un punto importante, perché una obiezione alla conclusione che l’exenatide rallenta la progressione della malattia è che la dose di levodopa richiesta cambia a seconda del peso del paziente e quindi va stabilita in mg/kg di peso corporeo. Se un paziente perde peso, ma la dose di levodopa non viene modificata (come è avvenuto nello studio di Londra) si potrebbe avere l’impressione che il farmaco funzioni di più e che la malattia sia meno grave.

Nel frattempo è iniziata una sperimentazione nella malattia di Parkinson in California con un altro analogo di GLP-1, liraglutide che è approvato per il sovrappeso (indice di massa corporea >27 con fattori di rischio cardiovascolari oppure l’obesità di 1° grado). È un farmaco efficace nel ridurre il peso corporeo in quanto riduce notevolmente la fame, ma è costoso e non è rimborsato dal S.S.N.. Può esser prescritto solo dallo specialista endocrinologo oppure da uno specialista in scienze dell’alimentazione. Al contrario della exenatide, che richiede una iniezione sottocutanea solo una volta alla settimana, liraglutide richiede una iniezione sottocutanea tutti i giorni.

È troppo presto per pronunciarsi sul ruolo di questi farmaci nella malattia di Parkinson. Per ora è consigliabile prescrivere exenatide al paziente parkinsoniano che soffre anche di diabete mellito II tipo e liraglutide nel paziente che vuole diminuire di peso, in quanto oggi possiamo assolutamente affermare che la riduzione del peso corporeo riduce tutti i fattori di rischio cardiovascolare e permette di ridurre anche la dose giornaliera di levodopa.

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