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Passi avanti nella ricerca sul microbioma nel Parkinson

microbiotaFattori confondenti e metaboliti secreti dai batteri

Ormai numerosi studi confermano che il microbioma, di cui la flora batterica intestinale è la principale componente, è alterato nella malattia di Parkinson. Tuttavia, le alterazioni rilevate nei vari studi differiscono in maniera considerevole.

Ricercatori del Lussemburgo hanno analizzato le feci dei pazienti reclutati nello studio sul Parkinson nel Lussemburgo nel tentativo di chiarire i motivi di queste differenze. Tale studio includeva 147 pazienti con malattia di Parkinson (31,5% donne, età media 69,3 anni, durata media di malattia 5,9 anni) e 162 controlli (35,8% donne, età media 63,3 anni).

Innanzitutto, hanno esaminato i fattori che potevano confondere i risultati ed hanno stabilito che la flora batterica intestinale è notevolmente influenzata dal sesso, dall’età, dall’indice di massa corporea e dalla stipsi, oltre che da fattori già noti che non sono stati presi in esame come l’alimentazione.

Successivamente, hanno preso in esame il metabolismo dei batteri che differivano tra pazienti e controlli ed hanno costruito dei modelli che riproducevano il presunto ambiente intestinale in base al profilo di secrezione di metaboliti da parte di tali batteri. Sono emerse differenze importanti per quanto riguarda 9 metaboliti. Tra di essi si annoverano una secrezione maggiore del neurotrasmettitore GABA, e di composti allo zolfo, la metionina e la cisteinilglicina. Una notevole secrezione di acido pantotenico (vitamina B5) era correlata a sintomi parkinsoniani non motori.

Gli autori concludono che bisogna approfondire gli studi sui fattori confondenti e tenerli sempre presenti per studi sulla flora batterica intestinale. Inoltre, anche l’analisi del metabolismo batterico con relativo profilo secretorio va approfondito in ulteriori studi. Le differenze nei metaboliti secreti dai batteri potrebbero influenzare sia il metabolismo che la sintomatologia parkinsoniana del paziente.

 

Fonte:  Baldini F e coll BMC Biology 2020; 18:62

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